Ho acquistato Patria – nella traduzione italiana di Bruno Arpia, edita da Guanda nel 2017 –, attirato dal commento del premio Nobel peruviano Mario Vargas Llosa che giganteggia in copertina: «Da molto tempo non leggevo un romanzo così persuasivo, commovente, e così brillantemente concepito». Ho divorato in due giorni le 626 pagine del romanzo e già sento allargarsi in me la sensazione di vuoto-mancanza che sempre m’assale quando finisco un romanzo che fa bene il proprio lavoro: “nutrire l’essere”.
Patria fa immergere il lettore nelle vicende di due famiglie, quelle di Txato e di Joxian, amici d’infanzia che vivono in un paesino basco, a pochi passi dalla cittadina di San Sebastian. Anche le loro rispettive mogli, Bittori e Miren, erano amiche sin dalla giovinezza, e dovrebbero esserlo, inevitabilmente, i loro figli.












