- László Krasznahorkai - Avanti va il mondo (Bompiani 2024)
Recensione di Antonio ELIA
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- Federica MANZON - Alma (Einaudi 2024)
- Jasmine WARD - Sotto la falce. Un memoir (NN editore, 2021)
- Javier CERCAS - Soldati di Salamina (Guanda, 2002)
László KRASZNAHORKAI - Satantango (Bompiani, 2016)
Un romanzo potente e disperato che ritrae le esistenze smarrite di una piccola comunità rurale ungherese, senza risorse e senza speranza, nell’ultimo scorcio del XX secolo, nel periodo di transizione dall’economia collettivista a quella liberista. Il torpore che l’avvolge e l’indolente attesa di qualche evento che modifichi e dia senso alle loro vite sono sconvolte dall’arrivo nella comunità di un enigmatico personaggio (Irimiás) e del suo assistente (Petrina). Le speranze e i progetti suscitati dalla predicazione quasi messianica di Irimiás sono, tuttavia, destinati all’inconcludenza e al fallimento, si rivelano essere nient’altro che il frutto di un fatale raggiro condotto da due personaggi equivoci e senza scrupoli.
Dal romanzo, il regista Béla Tarr ha tratto un film (sceneggiatura dello stesso Krasznahorkai) della durata di ben 7 ore, altrettanto potente e disperato del romanzo.
Qui la recensione completa di Antonio ELIA
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- Ngũgĩ wa THIONG'O - Il mago dei corvi (La nave di Teseo, 2019)
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- Marco AMERIGHI - Randagi (Bollati Boringhieri, 2021)
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- Mario DESIATI - Spatriati (Giulio Einaudi editore, 2021)
"i nostri cieli hanno queste maledette unghie affilate che ti artigliano, non si può andar via senza graffi" "un pino piangeva pigne, aghi e bacche azzurre a forma di lapislazzulo" "La nostalgia altro non è che un piacere distillato e persistente" "O forse la pazienza è solo una forma di umanità, quella dei miei antenati quando piantarono le ogliarole tra lo Ionio e l’Adriatico. Ora finalmente l’ho capito."
- Veronica RAIMO - Niente di vero (Giulio Einaudi editore, 2022)
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“Lo schiavista”, vincitore di importanti premi quali il “National book critics circle award” e il “Man booker prize”, è un romanzo sulla negritudine che con ironia e humor, espressioni veraci e vitali della cultura materiale dei neri americani, ribalta il tema della segregazione razziale, ne rivendica al rovescio la pratica come separatezza, volontario allontanamento dal mondo dell’uomo bianco, per ricercare e prendere piena coscienza della propria, autonoma identità e della propria condizione sociale. Il contesto – un quartiere inesistente di Los Angeles – è un’ambientazione credibile e realistica, ma tutto ciò che vi accade è contraddittorio e inverosimile, a volte surreale ma comprensibile, quasi ineluttabile nella dinamica narrativa.
Un romanzo spiazzante, che mette in discussione molti luoghi comuni e molti stereotipi sull’integrazione razziale: per i neri americani, ma anche per i bianchi progressisti e il nostro mai superato paternalismo.
L’autore è un professore universitario, romanziere e poeta afroamericano nato nel 1962.
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- Ágota
KRISTÓF - Trilogia della città di K. (Einaudi 1998)
L’ambiente e il periodo storico (la 2° Guerra mondiale) caratterizzano il romanzo e per certi versi ne definiscono il successo. Però non si può negare che la scrittura sia originale, veloce, immediata, renda in modo mirabile sia le situazioni sia il sentire dei personaggi. Come anche l’intreccio che ne svela gli sviluppi con geniale intuizione, tratteggiando con maestria i drammi dei protagonisti, il dolore e le sofferenze.
Un romanzo coinvolgente che merita l’attenzione dei lettori, ancora oggi a distanza di oltre trent’anni dalla pubblicazione.
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Un romanzo che rimanda al genere “familiare” e a quello di “formazione”, con una prevalenza del secondo. Si narra dell’infanzia, della pubertà e dell’affacciarsi alle soglie dell’età adulta di un figlio della piccola borghesia della campagna emiliana divisa tra l’attaccamento alla terra d’origine e la nuova dimensione cittadina nella Lombardia industriale del secondo dopoguerra.
Romanzo d’esordio di un settantaquattrenne, dirigente di importanti imprese editoriali, è stato finalista del Premio Strega 2020.
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