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mercoledì 19 marzo 2025

Mircea CĂRTĂRESCU – Theodoros


 di Antonio ELIA  18 marzo 2025 

“Theodoros” è il romanzo di un uomo che volle farsi imperatore.

 «creatura fatta di arroganza e di desiderio …  un uomo sanguinario…

la sua anima non era quella di un comune mortale, ma grandiosa, aspirando a grandi e inedite imprese».

Un romanzo, quindi una scrittura di finzione, radicata però nella realtà di un personaggio la cui esistenza è documentata in varie carte, perfino in una lettera indirizzata alla regina Vittoria d’Inghilterra. Che poi tutte le fasi della vita di Theodoros e tutta la sua epopea, al di là della finzione letteraria, corrispondano alla realtà fattuale è questione

domenica 31 dicembre 2023

Nadia Benni – Lo sfregio

Recensione di Antonio ELIA

L’idea di scrivere il romanzo, come Nadia ricorda nella prefazione, nasce dall’esperienza del corso di formazione “Start the change” proposto agli studenti e agli insegnanti dell’ITC Bonelli di Cuneo dall’Aps Micò, una giovane associazione che si occupa prevalentemente dell’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo, e anche di sensibilizzazione e promozione sociale sui temi delle migrazioni e dell’intercultura.

Non a caso, credo, il romanzo è idealmente dedicato “Ai ragazzi che non si arrendono anche quando giunge la notte” e ruota principalmente intorno alla figura di due protagoniste, madre e figlia, Mara e Amma, rappresentanti delle due categorie sociali alle quali il corso era rivolto.

Per inquadrare il romanzo è utile dire che si tratta di una narrazione distopica che, seppure ambientata nel

venerdì 12 febbraio 2021

Un libro al mese: Recensione di Antonio ELIA


IL RITORNO DEL BARONE WENCKHEIM  

di László Krasznahorkai

Premessa

Ho appena terminato la lettura dell’ultimo romanzo di László Krasznahorkai, Il ritorno del Barone Wenckheim, Bompiani, Milano 2019. Un respiro profondo per superare la sensazione di coinvolgente stordimento con cui la scrittura fluviale dell’autore ungherese mi ha trasportato nel mondo stralunato delle sue narrazioni e, guardandomi intorno,

giovedì 26 aprile 2018

M. Pellegrino recensisce Se No

Da professore di economia a romanziere il passo è lungo. Ma Antonio Elia l’ha tentato - e con successo, senza salti mortali.
Il romanzo fresco di stampa presso l’editrice L’Erudita, Se No, lo mostra chiaramente.
Narra la vicenda di due cinquantenni che scoprono di essere fratelli sui generis: Luigi, figlio di Salvatore e di Maria, in tenerissima età è stato adottato da Luisa, mentre la madre naturale si è risposata con un vedovo che ha un figlio, Tommaso, di cui lei diventa la seconda madre.

sabato 24 settembre 2016

Recensione di Antonio ELIA

Alla fine l’ho letto ed è stata una delusione. Mi è sembrato di aver perso del tempo. Non voglio essere irriguardoso, perché so quale sia la fatica di scrivere e so anche che un romanzo può essere un discreto romanzo senza essere un capolavoro. Non l’ho trovato neanche discreto. Una vera delusione. Che, comunque, non è stata una scoperta inaspettata. Avevo letto L’amore molesto e, come dicevo nella recensione dell’8 luglio, la scrittura ha, in molti passi, un che di artificioso, di ‘molesto’, che appesantisce la lettura e ne frena la scorrevolezza.

sabato 17 settembre 2016

Recensione di Antonio ELIA

Ci sono diversi motivi per apprezzare questo splendido, ma duro, fosco romanzo.

Innanzitutto il tema: il perturbamento.

Poi la narrazione, lo sviluppo della storia che ti avviluppa in un crescendo di vicende in cui i tipi umani, le loro sofferenze, le malattie che li consumano sono metafore dell’essere e dello spirito umano, ci riguardano da vicino perché trascendono il singolo personaggio, descrivono la condizione umana in sé, al di là del tempo e del luogo in cui la storia è ambientata.

Infine la scrittura.

venerdì 8 luglio 2016

RECENSIONE di Antonio ELIA


Non volevo leggere Elena Ferrante perché di fronte agli scrittori troppo celebrati e troppo prolifici mi prende una diffidenza incontrollata. Che non è un moto intellettuale spontaneo e snobistico, è, piuttosto, una risposta conscia alle politiche culturali delle grandi case editrici.
Perché l’ho letto? Perché il dubbio è sempre in agguato e ti interroga e ti dice che la tua può essere invidia o superbia, che, in fondo, se quell’autore ha avuto successo un motivo ci sarà; se dai suoi libri ci traggono dei film di successo un motivo ci sarà.

lunedì 4 luglio 2016

Recensione di Antonio ELIA


Berlin Alexanderplatz di Alfred Döblin. 
Un bel libro, un capolavoro. L’ho tenuto lì, nel mio e-reader, troppo a lungo, diffidente se davvero ne valesse la pena. Sapevo quanto lo avesse apprezzato W. Benjamin e poi dopo di lui un po’ tutti i grandi scrittori americani postmoderni che amo, da D.F. Wallace a Don Delillo a T. Pynchon, tuttavia non riuscivo a decidermi.
Alla fine me lo sono imposto e ne sono stato ripagato a usura.

venerdì 10 giugno 2016

Recensione di Antonio ELIA

The man in the hig castle

di A. ELIA
 
The man in the high castle è un romanzo di Philip K. DICK del 1962, pubblicato in Italia nel 1965 dalla casa editrice La Tribuna con il titolo La svastica sul sole.
La prima notazione – impossibile non farla – riguarda il titolo. Perché quel titolo che non richiama per niente l’originale? Cosa si voleva richiamare nel lettore italiano? 
Il titolo originale fissa il punto focale, la chiave di volta del romanzo, rivela l’inversione tra realtà (romanzata) e finzione (smascherata) che la scrittura rende possibile, come in un gioco di prestigio, senza bisogno di giustificarsi o addurre prove.

UNA BARCA COLOR VINACCIA


Una barca color vinaccia. Una barca che trasporta dieci racconti più uno. L’ultimo è quasi un clandestino a bordo, si differenzia dagli altri che sono legati da un filo comune; i primi dieci sono così strettamente legati da quel filo da avere l’aspetto di capitoli di un romanzo. In effetti è quasi un romanzo. Lo è perché, nonostante l’aspetto di storie in sé conchiuse e autosufficienti, i singoli racconti sono parte di una storia più lunga nel tempo e più ampia nello spazio che non si fa fatica a ricostruire.

venerdì 3 giugno 2016

ANDAVAMO LONTANO

 La narrazione è suddivisa in tre parti e illustra le tappe fondamentali della vicenda migratoria italiana del secondo dopoguerra: l'emigrazione proletaria degli anni Cinquanta-Sessanta verso i Paesi della CEE (Parte prima - Settembre andiamo); l'emigrazione intellettuale interna degli anni Settanta-Ottanta sulla direttrice sud-nord (Parte seconda - Lecce-Cuneo solo andata); l'immigrazione straniera in Italia degli ultimi decenni (Parte terza - Vengono da lontano). Il testo combina le vicende legate ai diversi personaggi con i ricordi personali del protagonista, in un rincorrersi continuo di realtà e fantasia amalgamate da un collante comune: le emozioni e i sentimenti dei personaggi.