Visualizzazione post con etichetta Palazzo moresco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Palazzo moresco. Mostra tutti i post

mercoledì 4 aprile 2018

IL MIO NUOVO ROMANZO

Lungo una direttrice geografica ben precisa, si snoda una storia densa d’ incertezze e precarietà. All’ indomani della crisi della coltivazione del tabacco nel Salento del secondo dopoguerra, una famiglia di migranti del Meridione tenta di ricominciare nel profondo nord Italia. Molti anni più tardi, i due protagonisti, Luigi e Tommaso, affronteranno un viaggio, reale e metaforico, nella loro terra d’ origine, per recuperare un passato che è stato loro negato. Il ritrovarsi, però, non è privo di conseguenze. Entrambi segnati da un’infanzia drammatica, sapranno spogliarsi, non senza fatica e lacerazioni, dei fardelli e delle resistenze che da sempre li opprimono, trovando l’uno nell’ altro un ancoraggio sicuro e inaugurando una nuova fase delle loro vite. Un romanzo dagli stili continuamente cangianti che indaga a fondo la quanto mai attuale tematica della migrazione. L’ autore narra, attraverso le intricate biografie dei protagonisti, la definizione dell’identità personale, sottolineando quanto siano fondamentali gli affetti e la condivisione in un mondo che tende a sovrastare e annichilire il singolo con la propria crudeltà.

venerdì 10 giugno 2016

UNA BARCA COLOR VINACCIA


Una barca color vinaccia. Una barca che trasporta dieci racconti più uno. L’ultimo è quasi un clandestino a bordo, si differenzia dagli altri che sono legati da un filo comune; i primi dieci sono così strettamente legati da quel filo da avere l’aspetto di capitoli di un romanzo. In effetti è quasi un romanzo. Lo è perché, nonostante l’aspetto di storie in sé conchiuse e autosufficienti, i singoli racconti sono parte di una storia più lunga nel tempo e più ampia nello spazio che non si fa fatica a ricostruire.

giovedì 20 marzo 2014

Recensione di Laura Mangialardo

QuiSalento • 1-15 GIUGNO 2014

               ANDAVAMO LONTANO

La via dei migranti

In una delle ultime pagine del suo libro “Andavamo lontano”, Antonio Elia cita Alassane, con la sua speranza per il futuro che “non potrà che essere migliore del presente, oggi viviamo un tempo di chiusure nazionalistiche di egoismo sociale di pressioni xenofobe ma si tratta di atteggiamenti anacronistici che contrastano con le reali tendenze del mondo contemporaneo”. Le reazioni possibili: un’ulteriore chiusura nei confronti dei migranti e quella opposta di collaborazione.