Non volevo leggere Elena
Ferrante perché di fronte agli scrittori troppo celebrati e troppo prolifici mi
prende una diffidenza incontrollata. Che non è un moto intellettuale spontaneo
e snobistico, è, piuttosto, una risposta conscia alle politiche culturali delle
grandi case editrici.
Perché l’ho letto? Perché
il dubbio è sempre in agguato e ti interroga e ti dice che la tua può essere
invidia o superbia, che, in fondo, se quell’autore ha avuto successo un motivo
ci sarà; se dai suoi libri ci traggono dei film di successo un motivo ci sarà.
