Recensione di A. ELIA
Che cosa può spingere un essere umano, una donna, a rinchiudersi in se stessa, a non rivelarsi agli altri e a trovare la forza di vivere e trascendere la propria condizione di esclusa, di emarginata, di reietta?
La prima risposta esposta nell'incipit del romanzo – «Mia madre è morta nel momento in cui nascevo, e così per tutta la mia vita non c’è mai stato nulla fra me e l’eternità; alle mie spalle soffiava sempre un vento nero e desolato» – è fin troppo facile e, a mio avviso, non decisiva.
Certo, il non aver conosciuto la mamma, morta di parto mentre la metteva al mondo, è un motivo di per sé sufficiente, a maggior ragione se insieme al corpo, al viso e alle cure della mamma mancano anche le cure e l’affetto del padre, proiettato nella
