HERSCHT 07769 è il mittente delle lettere che Florian Herscht, il protagonista del romanzo, invia ad Angela Merkel (senza riceverne mai risposta) per richiamare l’attenzione della cancelliera sul problema di una possibile estinzione del pianeta a causa di un errore nel funzionamento del “meraviglioso mondo delle particelle elementari”.
Il romanzo, ambientato nel land della Renania (ex territorio della Repubblica democratica tedesca) nel periodo successivo al crollo del muro di Berlino (1989) e all’unificazione delle due Germanie (1990), racconta la vita degli abitanti di Kana, “una piccola cittadina tra le tante dimenticate della Turingia” attraverso la figura di Florian che in quel contesto, inconsciamente, la riassume.
Gli abitanti di Kana vivono una realtà difficile e senza via d’uscita, delusi dopo le promettenti aspettative suscitate dall’unificazione. La loro è un’esistenza priva di prospettive, piegata su se stessa, ossessionata dalle difficoltà economiche e dalle paure (l’epidemia da covid, i lupi) sulle quali facevano leva i gruppi di nazzisti (con la doppia “z”, nella pronuncia del signor Ringer) per fomentare il malcontento e perseguire i loro “neri” obiettivi. Essi trascinano un’esistenza incolore, riservata e solitaria, scissa tra l’inconfessato rimpianto per il precedente regime della Repubblica democratica (per le sicurezze egualitarie e le protezioni sociali da essa garantite) e l’incertezza del presente in bilico tra le suggestioni della prosperità e lo spettro delle crisi ricorrenti. L’unico momento veramente comunitario è legato alle celebrazioni del 1° maggio alle quali in un’atmosfera da festa popolare partecipa tutta la cittadinanza, unita nel ricordo e nelle memorabili bevute che la accompagnano e la concludono.
Florian è un “ragazzone orfano e un po’ tocco” che incarna l’ideale ariano dei tempi del terzo Reich: alto, forte, biondo, occhi azzurri, il cui aspetto sollecita il Boss – “un fervente e nostalgico nazista” a capo di un gruppo di camerati denominato “il plotone” in attesa di fare il primo passo nella lotta per il quarto Reich – a diventarne affidatario a causa delle limitate capacità cognitive del giovane e ad assumerlo come dipendente della sua ditta di pulizie.
Florian ha stima e riconoscenza nei confronti del Boss, ma ha paura del plotone e resiste ai tentativi di inserimento nei suoi ranghi. Egli ha due forti e incondizionate passioni, acquisite durante il soggiorno a Kana, la cittadina in cui vive il Boss – “che proprio per la sua remota desolazione aveva attratto il manipolo di nazisti del plotone” – dove tutti si conoscevano:
· quella per “il meraviglioso mondo delle particelle elementari” maturata nel rapporto con il signor Köhler durante la frequenza del corso Le vie della fisica moderna della Scuola per Adulti;
· l’altra per Bach e la sua musica, così forte e definitiva da identificare il romanzo, nel sottotitolo originale, come Florian Herscht Bach-regénye (il romanzo bachiano di Florian Herscht).
Il giovane Florian, gentile e disponibile intrattiene buone relazioni con tutti i cittadini di Kana e soffre per la negativa considerazione che essi hanno del Boss. Egli in più occasioni cerca di accreditare il suo tutore come uomo buono, aperto e disponibile, capace di impegnarsi per il bene dei suoi concittadini, ma si scontra sempre con l’evidente, giustificato ostracismo della collettività. A migliorare la reputazione del Boss non sono sufficienti né la fondazione e la gestione dell’Orchestra Sinfonica di Kana (alle cui prove Florian è obbligato a partecipare e dalla cui frequentazione nasce la sua passione per Bach), né l’intrepido coraggio dimostrato nell’affrontare i lupi che avevano aggredito una coppia di concittadini.
La situazione a Kana, già precaria e incerta, precipita a causa dell’attentato a una stazione di servizio gestita da due immigrati amici di Florian, morti nel rogo che ne era conseguito. Dell’attentato, a cui fanno seguito altri analoghi episodi, sono sospettati i nazisti del plotone.
Tale sbocco, accompagnato da una inaspettata intuizione, segnerà il destino di Florian, isolato nel culto di Bach e nella venerazione per la sua musica celestiale, oltre a indirizzare l’epilogo del romanzo con colpi di scena che alimentano l’azione drammatica e assediano la cittadinanza in una morsa di paura assoluta e incondizionata.
Herscht o7769, l’ultimo dei romanzi di László Krasznahorkai tradotti in italiano, si colloca nel solco della sua precedente narrativa, alimentato tuttavia da uno sguardo differente. Se nella tetralogia (Satantango, Melancolia della resistenza, Guerra e guerra, Il ritorno del barone di Wenckheim) sono l’assenza di prospettive, la fatalistica attesa e l’inazione a caratterizzare l’orizzonte dei protagonisti, qui è invece la duplice disillusione per l’esito negativo e doloroso del collettivismo socialista e di quello altrettanto negativo e deludente del liberismo capitalistico instaurato dopo la caduta del muro di Berlino, stigmatizzate nell’efficace epigrafe dal sapore dantesco “la speranza è un errore” collocata all’inizio del testo.
Dal punto di vista stilistico, il testo contiene un'unica lunghissima ed elegante frase priva di punti fermi che utilizzando la tecnica del discorso indiretto libero passa senza soluzione di continuità da un personaggio all’altro presentandone in rapide successioni il pensiero e le osservazioni. La straordinaria scrittura di Karszahorkai dalla vena malinconicamente umoristica, che in alcuni momenti cede al grottesco, ci mostra con straordinaria perspicacia e forse, con un pizzico di comprensibile partecipazione, le fragilità, le contraddizioni e le meschinità di quell’umanità disillusa che inconsciamente sprofonda nel dramma, non riesce a comprenderlo e con la sua ignavia e la paura tende ad affidarsi al suo carnefice invocandolo come un salvatore.
Una conclusione amara e preveggente che ha colto in anticipo i movimenti sociali e i rischi che si profilano all’orizzonte di un’Unione Europea (e non solo) impaurita e spaesata.
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