Recensione di Antonio ELIA
La scrittrice coreana Han Kang, Premio Nobel per la letteratura nel 2024, con il romanzo “L’ora di Greco” riprende e approfondisce il tema della “fragilità della vita umana” già sviluppato nel precedente romanzo “La vegetariana” premiato con l’International Booker Prize nel 2016.
Se “La vegetariana” aveva narrato la vicenda di una donna ossessionata da incubi focalizzati sull’uccisione di animali che l’avevano indotta a rinunciare al consumo di carne, ne “L’ora di greco” i traumi posti al centro del romanzo sono la perdita della vista e la perdita della voce. Ne sono afflitti un uomo e una donna – senza nome, nel romanzo, così come tutti gli altri personaggi, ad eccezione della sorella dell’uomo, richiamata nelle lettere che il fratello le invia periodicamente, e di un giovane amico – i due protagonisti del racconto destinati a incontrarsi, a fare i conti con le reciproche disabilità.
